Fili di Memoria e di Sogni
Mercoledì 29 Maggio 2013 15:23

 

FILI DI MEMORIA E DI SOGNI

VOCI DI DONNE IN FESTA

LA STANZA DEL PANE

ProgettoFili_Pane

AL CENTRO DUE MULINI DEL QUARTIERE RISORGIMENTO

Domenica 14 aprile dalle ore 15 alle ore 18, si è svolta la giornata conclusiva del progetto Fili di Memoria e di Sogni.

Il Progetto era  proposto già dal 2010 dalla signora Carla Turcato presidente del Coordinamento del Volontariato della Castellana e dall’Associazione don Aldo Cagnin;

è stato attuato nel 2012, finanziato dal Centro di Servizio per il Volontariato di Treviso, patrocinato dal Centro del Volontariato Castellano, dalla Caritas, dal CTP.

E’ stato svolto da alcuni studenti tutor ed insegnanti della Rete stranieri Melting Pot della scuola superiore di Castelfranco Veneto, dall’Associazione Alter-Nativi, con il contributo della Rete stranieri Identità plurime della scuola primaria di Castelfranco Veneto.

Il Progetto Fili di Memoria e di Sogni è stato un importante strumento di attivazione e creazione di una rete nel territorio locale tra associazioni e scuola. La collaborazione dei diversi attori è stata primordiale per l’effettiva azione di tutti gli ‘step’ che sono stati necessari, dal corso di  formazione alla festa conclusiva.

La serena giornata è stata di buon auspicio.

Tante persone hanno partecipato alla manifestazione,  l’auditorium del Centro Due Mulini era al completo.

Sono intervenuti per il Direttivo del Coordinamento della Castellana, il signor Danilo Prior e per l’Associazione don Aldo Cagnin, il signor Flavio Zanchetta che hanno ringraziato tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, in particolar modo gli studenti tutor della rete stranieri Melting Pot delle scuole superiori.

Una di loro, infatti, ha condotto con disinvoltura il programma del pomeriggio.

Gli spettatori hanno seguito con interesse la presentazione da parte della dott,ssa Gisèle Ribeiro che ha collaborato  al progetto.

Il progetto Fili di Memoria e di Sogni sottolinea l’importanza “dell’identità e della memoria” per le donne immigrate,  come queste memorie possono fare riflettere i ragazzi della seconda generazione e i ragazzi italiani sulla costruzione della propria storia di vita e dell’identità.

Come costruire, ricostruire, ritrovare la propria identità “sfaccettata” recuperando le proprie radici?

Gli obiettivi del progetto sono molteplici:

  • Condividere e Valorizzare le culture differenti come apporto di ricchezza e di novità.
  • Riconoscere l’Identità, le diverse pluralità di soggetti, come ricchezza umana.
  • Rafforzare nei giovani la memoria storica come principale risorsa per la costruzione della propra identità.
  • Non avere paura di "sognare" un futuro conviviale con le differenti culture presenti.

Si è scelto di svolgere le interviste un sabato di novembre 2012, presso l’Istituto Martini. Nella giornata di incontro e interviste con le donne immigrate, sono state presenti sette donne  delle seguenti nazionalità: rumena, moldava, marocchina, albanese e cinese. Per raccogliere le interviste, sono stati presenti nove studenti tutor, che hanno partecipato totalmente al corso di formazione.

La intervista narrativa (o autobiografica) è stata scelta come strumento metodologico di ricerca e di “relazione” tra gli studenti tutor e le donne immigrate. Nel corso formativo, rivolto agli studenti tutor e svoltosi presso l’Istituto Martini, si è cercato di presentare questo strumento come una possibilità di conoscenza e di risorsa per la costruzione della propria identità, attraverso il racconto di vita di un’altra persona.

“Ci sono dei momenti in cui quello che dice l’interlocutore si collega profondamente con qualche parte della nostra esperienza. Questo trasferimento dell’esperienza vissuta da un altro alla nostra esperienza è uno dei modi più nitidi con cui possiamo capire meglio noi stessi.” (Robert Atkinson)

Anche se le intervistate non erano le loro mamme, hanno comunque sentito di poter prendere il testimone nel senso di una valorizzazione dell'esperienza di migrazione negli aspetti di progettualità, realizzazione di aspettative e messa a prova del coraggio e della determinazione.

Raccontarsi ha rappresentato un momento qualificante di questo progetto perché permette alle intervistate l’affermazione della propria soggettività, una riflessione sulla propria esperienza e nello stesso tempo è stata un’occasione d’incontro, un momento di intensità emotiva.

Si è rivelato inoltre un modo per leggere non solo la soggettività delle donne, ma anche aspetti della nostra società, delle sue strutture, del nostro tempo storico e della nostra cultura.

Alcune studentesse tutor, preparate da un’insegnante, si sono alternate nella lettura di alcuni passi significativi delle interviste.

E’ stato un momento importante ascoltare i brani tratti dalle interviste, emotivamente molto intenso.

La recitazione eseguita con professionalità e con il cuore, ha coinvolto commovendo i presenti che hanno potuto cogliere le speranze, le aspettative, i timori, la determinazione, le emozioni, la dignità, la consapevolezza delle donne intervistate.

E’ seguito un intervallo musicale, due studenti hanno eseguito alcuni brani con la viola e la chitarra.

Gli spettatori sono stati invitati ad un momento di convivialità nella stanza del pane, addobbata con illustrazioni, poesie, proverbi, nomi per accompagnare in un viaggio virtuale del pane nel mondo.

Il pane costituisce la base dell'alimentazione umana nella maggior parte dei paesi del mondo.

Un pezzo di pane: l’elemento più semplice, più carico di significato della nostra esistenza.

Ci accompagna nella quotidianità da millenni segnando i cicli delle stagioni, degli affetti, della religiosità, simbolo di nutrimento culturale e spirituale come di sicurezza e benessere.

Nelle parole accompagnare, compagno troviamo dal latino “cum pane”, che condivide lo stesso pane

Quella del pane è una grande storia dell'umanità, ricca di sapienza e di poesia, d'arte e di fede.

Dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando moltissimi uomini ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri lo consumano e lo sprecano.

Molte persone hanno portato vari tipi di pane, molti di questi son stati preparati in casa.

Sul lungo tavolo si sono ammirati tanti pani, ognuno con il suo nome, il kulaç dell’Albania, il khobz, il beghir, il msemmen dal Marocco, il cozonac dalla Romania, il bretzel dalla Germania, il pane di Natale dall’Austria, la challà-pane del sabato, le “veneziane”, il pane cotto nel forno a legna, di segale, al sesamo, pani tipici come quello di Chioggia, dalla Campania.

Si è bevuto il tradizionale tè alla menta, marocchino, portato da una signora in un elegante servizio.

I profumi del pane hanno creato un’atmosfera di accoglienza, di dialogo, di curiosità.

Chi voglia conoscere un popolo deve conoscerne il pane, specchio di cultura.

Il pane lega uomini di paesi, lingue culture differenti: è più antico della scrittura, nasce dalla pietra e dalla cenere ed è intimamente legato all'uomo.

Sono stati spezzati assieme tanti tipi di “pane”, con la speranza, espressa da tanti partecipanti, che ci sia la volontà di creare altre occasioni di incontro.

Per essere pane c’è un lungo percorso, così nella vita per essere “cittadinanza”.

E’ un percorso di gesti, di mani che si incontrano, mani che si fidano e si affidano.

“L’accoglienza” non è solo un gesto di cortesia, ma deve essere una strada percorribile in questo periodo per inaugurare una cittadinanza differente.

Lo scambio dei diversi pani sui tavoli è stata anche l’occasione per intravedere i colori di una primavera, non solo metereologica, ogni giorno, attendendo pazientemente che quel "pane di cambiamento" lieviti lentamente.

Lionella Livieri